I disturbi del sonno
14 Marzo 2021 – Dr. Roberto Cominelli
Il sonno normale è una funzione biologica elementare e un terzo della nostra vita viene speso dormendo.
Il bisogno di sonno medio è di circa 7-8 ore per notte, anche se esistono notevoli differenze interindividuali. Infatti, circa il 10% delle persone normali riesce a dormire meno di 5 ore per notte senza risentirne durante la giornata, mentre un altro 10% ha bisogno di 9 ore e più di sonno.
Numerose teorie identificano la funzione del sonno nel recupero fisico, nella facilitazione delle funzioni motorie, nel consolidamento dell’apprendimento e della memoria.
La privazione di sonno negli umani provoca sonnolenza, senso di fatica, irritabilità progressivamente più intensa, e grosse difficoltà nel mantenimento della concentrazione e nell’abilità manuale. Sono presenti inoltre disturbi percettivi, difficoltà d’orientamento, illusioni ed allucinazioni, soprattutto visive e tattili.
Quando si parla di disturbi del sonno, il più delle volte si pensa immediatamente all’insonnia. A tutti è infatti successo di trascorrere, almeno occasionalmente, qualche notte senza riuscire a dormire. E sulla base di questa personale esperienza si tende spesso a far coincidere la definizione generica di “disturbo del sonno” con l’insonnia.
Ciò in realtà non corrisponde del tutto alla realtà clinica. I disturbi del sonno possono riguardare sia gli aspetti quantitativi che qualitativi e possono schematicamente essere raggruppati in tre grosse classi: Insonnie, Ipersonnie e Parasonnie.
Una delle patologie più frequentemente associate ad eccessiva sonnolenza diurna è la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno.
Il sintomo più tipico di questo disturbo è infatti il russamento, ma che rappresenta un importante segnale d’allarme quando viene rilevato meritevole di un approfondimento clinico ed eventualmente strumentale. Le apnee ostruttive nel sonno infatti oltre ad essere legate allo sviluppo di sonnolenza diurna sono associate ad un incremento del rischio cardio e cerebrovascolare, e i pazienti che ne soffrono sono più frequentemente esposti allo sviluppo di ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco e aritmie.
Una buona anamnesi rappresenta il primo passo, indispensabile per indirizzare il paziente verso eventuali approfondimenti diagnostici, sicuramente più invasivi e dispendiosi.